Impianti dentali: quali sono i vantaggi e quando possono essere indicati?

Indice

  1. Che cosa sono gli impianti dentali e come funzionano?
  2. Quali sono i principali vantaggi degli impianti dentali?
  3. Quando può essere indicato un impianto dentale?
  4. Come si valuta se un paziente può ricevere un impianto?
  5. È possibile mettere un impianto dentale quando c’è poco osso?
  6. Quali condizioni possono rendere più complesso il trattamento?
  7. Quanto possono durare gli impianti dentali?
  8. Quando è possibile ricorrere al carico immediato?
  9. Cosa conta davvero nella scelta di un trattamento implantare?
  10. Domande frequenti sugli impianti dentali

Gli impianti dentali permettono di sostituire uno o più denti mancanti attraverso una riabilitazione che ricostruisce sia il supporto del dente sia la sua parte visibile. Possono essere utilizzati per sostituire un singolo elemento, più denti oppure per sostenere riabilitazioni più estese. La loro indicazione, però, non dipende semplicemente dal fatto che “manca un dente”: deve essere valutata considerando salute orale, quantità e qualità dell’osso, condizioni generali del paziente, esigenze funzionali e progetto protesico.

È proprio questo uno degli aspetti più importanti da comprendere. L’implantologia moderna non dovrebbe partire dall’impianto in sé, ma dal risultato che si vuole ottenere: una corretta funzione masticatoria, una protesi stabile, tessuti sani e un risultato che possa essere mantenuto nel tempo. Per questo la fase diagnostica ha un peso almeno pari a quella chirurgica.

In alcuni casi la pianificazione può essere ulteriormente supportata da tecnologie digitali: TAC Cone Beam, scansione intraorale e software dedicati consentono di studiare tridimensionalmente anatomia e futura posizione della protesi. 

In sintesi

Gli impianti dentali possono rappresentare una soluzione efficace per sostituire uno o più denti mancanti, recuperando stabilità della protesi, funzione masticatoria ed estetica senza necessariamente coinvolgere i denti vicini. Non sono però indicati automaticamente in ogni situazione. Stato di salute generale, salute gengivale e parodontale, disponibilità ossea, fumo, igiene orale, farmaci e caratteristiche del morso devono essere valutati prima di definire il trattamento. La corretta pianificazione e il mantenimento nel tempo sono determinanti quanto l’intervento stesso.

Che cosa sono gli impianti dentali e come funzionano?

Un impianto dentale è un dispositivo inserito nell’osso mascellare o mandibolare con la funzione di creare un supporto stabile per una futura riabilitazione protesica. Nella maggior parte dei sistemi moderni è realizzato in titanio e svolge, dal punto di vista protesico, una funzione paragonabile a quella della radice di un dente naturale.

Dopo l’inserimento avviene il processo di osteointegrazione, cioè la formazione di un rapporto stabile tra superficie implantare e tessuto osseo. Una volta raggiunte le condizioni cliniche necessarie, sull’impianto può essere collegata una corona, un ponte o una protesi più estesa.

Per questo è utile distinguere sempre l’impianto dalla protesi. La componente inserita nell’osso costituisce il supporto; la parte che il paziente vede e utilizza durante la masticazione è invece la riabilitazione protesica costruita sopra di esso. Nel nostro studio di Santa Lucia di Piave, l’area dedicata all’implantologia e alla chirurgia orale comprende sia la riabilitazione di singoli denti sia soluzioni implantoprotesiche più complesse. Il professionista di riferimento per l’implantologia è il Dott. Matteo Val, odontoiatra specialista in Chirurgia Odontostomatologica.

Quali sono i principali vantaggi degli impianti dentali?

Il vantaggio principale degli impianti dentali è la possibilità di ricostruire un dente mancante partendo da un supporto indipendente, stabile e inserito direttamente nell’osso. Questo permette di progettare soluzioni fisse anche quando non esiste più una radice naturale utilizzabile.

Nel caso della perdita di un singolo dente, un impianto può inoltre evitare, quando le condizioni cliniche lo consentono, di utilizzare i denti adiacenti come supporto di un ponte tradizionale. Se questi denti sono sani, conservarne integralmente la struttura può rappresentare un vantaggio biologico importante.

Nelle riabilitazioni di più elementi o di intere arcate, gli impianti possono invece migliorare la stabilità di protesi che altrimenti sarebbero mobili. Le revisioni della letteratura mostrano che le riabilitazioni implanto supportate possono determinare un miglioramento della qualità di vita correlata alla salute orale, soprattutto nei pazienti che partono da una condizione di edentulia e da una funzione compromessa.

Tra i principali vantaggi possono quindi rientrare:

  • recupero di una funzione masticatoria più stabile;
  • possibilità di realizzare protesi fisse in numerose situazioni cliniche;
  • sostituzione di un dente senza dover necessariamente preparare i denti sani vicini;
  • maggiore stabilità rispetto a molte soluzioni mobili;
  • possibilità di affrontare sia la perdita di un singolo dente sia edentulie più estese;
  • miglioramento, in pazienti selezionati, del comfort e della qualità di vita legata alla funzione orale.

Questi vantaggi non devono tuttavia essere interpretati come una garanzia automatica di risultato. Anche un impianto correttamente osteointegrato necessita di igiene, controlli e mantenimento professionale perché i tessuti che lo circondano possono sviluppare infiammazioni e patologie perimplantari.

Quando può essere indicato un impianto dentale?

Un impianto dentale può essere preso in considerazione quando uno o più denti sono mancanti, non recuperabili o devono essere sostituiti nell’ambito di una riabilitazione più ampia. L’indicazione nasce però dal confronto tra diverse possibilità terapeutiche e non dalla semplice presenza di uno spazio vuoto.

Per un singolo dente, ad esempio, bisogna valutare le condizioni dei denti confinanti, dell’osso e dei tessuti gengivali. In caso di perdita di più elementi, occorre invece stabilire quanti impianti siano realmente necessari e quale tipo di protesi debbano sostenere. Nei pazienti completamente edentuli, infine, gli impianti possono essere utilizzati sia per stabilizzare una protesi rimovibile sia per sostenere riabilitazioni fisse.

La domanda corretta, quindi, non è soltanto “posso mettere un impianto?”, ma “qual è la soluzione più appropriata per recuperare funzione e salute orale nel mio caso?”. Conservare un dente naturale con una prognosi ragionevole rimane infatti un obiettivo importante: l’implantologia è una possibilità riabilitativa per i denti mancanti o non recuperabili, non un motivo per sostituire elementi naturali che possono essere mantenuti.

Come si valuta se un paziente può ricevere un impianto?

La possibilità di eseguire un trattamento implantare viene valutata attraverso anamnesi, visita clinica, studio dei tessuti orali e indagini radiografiche appropriate. L’obiettivo è capire contemporaneamente se l’intervento sia possibile, quale sia il rischio individuale e quale riabilitazione protesica abbia maggiore senso.

La valutazione riguarda quindi più aspetti: condizioni dell’osso, salute parodontale, igiene orale, spazi disponibili, posizione dei denti vicini, caratteristiche dell’occlusione e presenza di eventuale bruxismo. Allo stesso tempo devono essere considerate patologie sistemiche, farmaci assunti, fumo e capacità del paziente di seguire nel tempo un programma di mantenimento.

Quando necessario, una CBCT (Cone Beam Computed Tomography, in italiano Tomografia Computerizzata Cone Beam), permette di ottenere informazioni tridimensionali sull’anatomia del sito implantare e di valutare con maggiore precisione volumi ossei e strutture anatomiche da rispettare. Oggi queste informazioni possono essere integrate con scansioni intraorali e software di pianificazione, costruendo virtualmente il trattamento prima dell’intervento. 

Si tratta di un tipo di approccio che parte dal risultato protesico che si vuole ottenere e definisce di conseguenza la posizione degli impianti; come approfondisce anche lo studio Paoli Dental Center di Mestre in questo interessante articolo dedicato all’implantologia computer guidata, TAC 3D, scansione digitale e dima chirurgica possono essere integrate all’interno dello stesso percorso di pianificazione. 

La tecnologia permette così di aumentare il livello di controllo della fase chirurgica, ma resta sempre subordinata a una corretta diagnosi e alla valutazione clinica del singolo paziente.

È possibile mettere un impianto dentale quando c’è poco osso?

Avere una quantità di osso ridotta non significa automaticamente non poter ricorrere agli impianti dentali. Significa, però, che il caso deve essere studiato con maggiore attenzione per verificare volume, forma e posizione dell’osso disponibile e stabilire quale strategia sia più appropriata.

Dopo la perdita di un dente, infatti, l’osso alveolare può modificarsi progressivamente. In alcune situazioni il volume residuo è comunque sufficiente per inserire l’impianto; in altre possono essere prese in considerazione procedure di preservazione o aumento osseo, oppure differenti configurazioni implantari. La scelta cambia in funzione della sede anatomica e dell’entità del difetto e non può essere standardizzata.

Anche in questo caso è importante evitare una semplificazione frequente: “poco osso” non equivale né a “impianto impossibile” né a “innesto obbligatorio”. È la diagnosi tridimensionale, insieme al progetto protesico e alla valutazione clinica complessiva, a permettere di capire quali alternative siano realisticamente percorribili.

 

Quali condizioni possono rendere più complesso il trattamento?

Le controindicazioni assolute all’implantologia sono relativamente limitate, mentre sono numerosi i fattori che possono aumentare il rischio e modificare la pianificazione. Per questo è più corretto parlare di valutazione individuale del rischio piuttosto che dividere semplicemente i pazienti tra “idonei” e “non idonei”.

Una parodontite attiva dovrebbe essere trattata e stabilizzata prima di procedere, perché una precedente storia di malattia parodontale è associata a un rischio maggiore di complicanze peri-implantari. Anche il fumo rappresenta un fattore rilevante e può aumentare il rischio di malattie dei tessuti attorno agli impianti. La qualità dell’igiene domiciliare e la disponibilità a seguire controlli periodici fanno quindi parte della valutazione fin dall’inizio.

Il diabete richiede una considerazione specifica: quando è adeguatamente controllato non rappresenta necessariamente una controindicazione al trattamento implantare, mentre condizioni metaboliche non controllate possono compromettere i processi di guarigione e aumentare il rischio.

Un’attenzione particolare riguarda inoltre alcuni farmaci che influenzano il metabolismo osseo. Le terapie anti-riassorbitive utilizzate per l’osteoporosi non devono essere considerate tutte allo stesso modo: dose, durata, indicazione terapeutica e condizioni individuali modificano il profilo di rischio. Nei pazienti oncologici sottoposti a determinate terapie anti-riassorbitive ad alte dosi, ad esempio, la chirurgia implantare può essere controindicata; nei trattamenti per osteoporosi la valutazione è differente e deve essere individualizzata.

Quanto possono durare gli impianti dentali?

Gli impianti dentali possono mantenersi funzionali per molti anni, ma parlare di una durata garantita sarebbe scorretto. Le revisioni sistematiche disponibili mostrano percentuali elevate di sopravvivenza implantare nel lungo periodo: una meta-analisi su sistemi implantari contemporanei ha stimato una sopravvivenza a dieci anni intorno al 96%, con risultati leggermente inferiori quando vengono applicati modelli statistici più prudenziali.

“Sopravvivenza”, però, significa che l’impianto è ancora presente e utilizzabile, non necessariamente che non abbia mai richiesto manutenzione o che la protesi sovrastante non abbia avuto bisogno di interventi. Impianto, componenti protesiche e corona hanno infatti comportamenti e tempi di manutenzione differenti.

Nel lungo periodo diventano quindi fondamentali il controllo della placca, la salute dei tessuti peri-implantari, l’assenza di sovraccarichi, il controllo dei fattori di rischio e richiami professionali personalizzati. Le linee guida della European Federation of Periodontology indicano che la prevenzione delle patologie perimplantari dovrebbe iniziare già nella fase di pianificazione e proseguire con un programma strutturato di mantenimento dopo la riabilitazione.

Quando è possibile ricorrere al carico immediato?

Il carico immediato permette, in casi selezionati, di collegare una protesi provvisoria agli impianti in tempi molto brevi dopo l’intervento. Non significa tuttavia che tutti i pazienti possano ricevere “denti fissi in giornata” o che i normali processi biologici di osteointegrazione vengano eliminati.

Per utilizzare questo protocollo devono essere presenti condizioni precise, tra cui un’adeguata stabilità iniziale degli impianti, caratteristiche ossee favorevoli, corretta distribuzione delle forze e un progetto protesico appropriato. Le raccomandazioni dell’International Team for Implantology sottolineano infatti l’importanza della selezione del caso e della presenza di condizioni anatomiche e cliniche adatte.

Abbiamo dedicato un approfondimento specifico agli impianti dentali a carico immediato, ai loro vantaggi e ai loro limiti proprio perché il tema merita di essere distinto dall’implantologia convenzionale: ridurre i tempi può essere un vantaggio per il paziente, ma soltanto quando non aumenta il rischio biologico o protesico.

 

Presso Odontoiatrica Dottori Val, la valutazione implantologica viene quindi inserita all’interno di un piano di trattamento complessivo: l’obiettivo non è stabilire semplicemente se un impianto “si può fare”, ma capire se rappresenti la soluzione più appropriata e prevedibile per quello specifico paziente.

 

Articolo redatto con la supervisione del Dott. Matteo Val di Odontoiatrica Dottori Val.

 

Domande frequenti sugli impianti dentali

Mettere un impianto dentale fa male?

L’intervento viene normalmente eseguito in anestesia locale, quindi durante la procedura il dolore viene controllato. Nei giorni successivi possono comparire gonfiore e fastidio di intensità variabile in base al tipo di intervento e alla risposta individuale. Un decorso post-operatorio deve sempre essere gestito secondo le indicazioni dell’odontoiatra.

Esiste un’età massima per mettere gli impianti dentali?

Non esiste un limite anagrafico valido per tutti. Anche nelle persone anziane gli impianti possono raggiungere buoni risultati; contano soprattutto condizioni generali di salute, qualità dei tessuti, capacità di guarigione, igiene e possibilità di seguire controlli nel tempo.

Si possono mettere gli impianti se manca osso?

In molti casi sì, ma dipende dalla quantità e dalla posizione dell’osso residuo. Possono essere valutate differenti strategie, comprese procedure rigenerative quando necessarie. La decisione richiede un esame clinico e, quando indicato, una valutazione radiologica tridimensionale.

Gli impianti dentali durano tutta la vita?

Non può essere promessa una durata a vita. Gli studi mostrano comunque elevate percentuali di sopravvivenza anche oltre dieci anni. Igiene, controlli professionali, salute parodontale, fumo, condizioni sistemiche e carico masticatorio influenzano il risultato nel lungo periodo.

Un impianto è sempre meglio di un ponte?

No. Sono due soluzioni differenti e la scelta dipende dal singolo caso. Quando i denti adiacenti sono sani, un impianto può permettere di non coinvolgerli nella preparazione di un ponte; in altre situazioni una soluzione protesica tradizionale può invece essere più appropriata. La valutazione deve considerare prognosi, anatomia, condizioni mediche e obiettivi del trattamento.

 

Fonti

European Federation of Periodontology, FAQs – Dental implants. European Federation of Periodontology

European Federation of Periodontology, Guideline on treatment of peri-implant diseases. EFP Clinical Guideline

European Federation of Periodontology, Peri-implant disease: Prevention. EFP – Prevention of peri-implant diseases

International Team for Implantology, Implant Placement and Loading Protocols – Consensus Statements. ITI Consensus Statements

Howe MS, Keys W, Richards D. Long-term (10-year) dental implant survival: A systematic review and sensitivity meta-analysis. Journal of Dentistry, 2019. PubMed

Boven GC et al. / systematic literature review, Oral health-related quality of life in subjects with implant-supported prostheses. PubMed

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Naujokat H et al., Systematic review on diabetes mellitus and dental implants: an update. PubMed

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