Sterilizzazione nello studio dentistico: il nostro protocollo

 

Quando un paziente entra in uno studio dentistico, gran parte dell’attenzione è naturalmente rivolta alla visita o al trattamento che sta per iniziare. C’è però un lavoro fondamentale che avviene prima che il paziente si sieda sulla poltrona e che accompagna ogni attività clinica: la corretta gestione degli strumenti.

La sterilizzazione nello studio dentistico non consiste semplicemente nell’inserire lo strumentario in autoclave. È un processo composto da più passaggi, ciascuno con una funzione precisa: dalla raccolta degli strumenti utilizzati alla decontaminazione, dalla pulizia all’imbustamento, fino alla sterilizzazione vera e propria, ai controlli e alla tracciabilità.

Nel nostro studio abbiamo organizzato questo percorso attraverso un protocollo definito e ripetibile, svolto in uno spazio dedicato e con procedure che permettono di seguire il percorso dello strumento fino al momento in cui può essere nuovamente utilizzato.

È una parte del nostro lavoro che normalmente rimane lontana dalla poltrona, ma che consideriamo parte integrante della cura.

In sintesi

Nel nostro protocollo gli strumenti utilizzati vengono raccolti e trasportati nell’area di sterilizzazione, sottoposti a una prima decontaminazione e successivamente trattati nella macchina a ultrasuoni.

Dopo il risciacquo e il controllo vengono asciugati, imbustati e sigillati. Ogni confezione viene identificata attraverso le informazioni necessarie alla tracciabilità e inserita nell’autoclave insieme agli indicatori previsti dal processo.

Terminato il ciclo, controlliamo gli indicatori e solo successivamente lo strumentario viene considerato pronto per la conservazione e il successivo utilizzo.

La sterilizzazione è quindi una filiera, non un singolo passaggio.

Perché sterilizzazione e ma non non sono la stessa cosa?

Pulizia, disinfezione, decontaminazione e sterilizzazione vengono talvolta utilizzate nel linguaggio comune come se indicassero la stessa attività. In realtà rappresentano momenti differenti.

La pulizia serve a rimuovere residui e materiale organico dagli strumenti. È un passaggio essenziale, perché sangue, saliva o altri contaminanti possono interferire con le successive procedure di trattamento.

La sterilizzazione interviene alla fine di questo percorso ed è il processo finalizzato a rendere utilizzabili in condizioni di sterilità i dispositivi che devono essere sottoposti a questo trattamento.

È proprio per questa ragione che un’autoclave, da sola, non definisce un corretto protocollo di sterilizzazione: lo strumento deve arrivare al ciclo adeguatamente decontaminato, controllato, asciutto e confezionato.

Le indicazioni internazionali per il controllo delle infezioni in odontoiatria ribadiscono l’importanza della pulizia preliminare e indicano anche i sistemi automatizzati, come le apparecchiature a ultrasuoni, tra gli strumenti utilizzabili per migliorare la rimozione dei residui e limitare la manipolazione dello strumentario contaminato.

Come avviene la sterilizzazione degli strumenti presso Dottori Val a Santa Lucia di Piave?

Il percorso comincia non appena termina la seduta con il paziente.

1. Raccolta e trasferimento dello strumentario

Gli strumenti utilizzati vengono raccolti adottando le protezioni previste per l’operatore e trasferiti nell’area dedicata attraverso un’apposita vaschetta.

È importante che il trasporto dello strumentario contaminato avvenga in modo controllato, evitando manipolazioni non necessarie.

Nel nostro studio la sterilizzazione viene effettuata in un locale dedicato, elemento previsto anche tra i requisiti strutturali indicati dalla Regione Veneto per gli studi odontoiatrici che eseguono internamente queste procedure.

2. Decontaminazione

Gli strumenti vengono quindi immersi nella vaschetta di decontaminazione contenente una soluzione specifica.

Nel protocollo che utilizziamo rimangono immersi nel liquido decontaminante per il tempo previsto, generalmente tra 15 e 30 minuti, secondo le indicazioni relative al prodotto utilizzato.

È una fase che precede la pulizia vera e propria e prepara lo strumentario ai passaggi successivi.

3. Pulizia nella macchina a ultrasuoni

Terminata la decontaminazione, gli strumenti vengono trasferiti nella macchina a ultrasuoni.

Questa apparecchiatura utilizza l’azione degli ultrasuoni per facilitare la rimozione dei residui presenti sulle superfici e nelle zone dello strumento più difficili da raggiungere.

Non si tratta quindi di un passaggio accessorio. Una corretta pulizia prima della sterilizzazione è fondamentale perché eventuali residui organici possono ostacolare l’efficacia del processo successivo. Le raccomandazioni per l’ambiente odontoiatrico indicano infatti l’utilizzo di sistemi automatizzati come gli ultrasuoni tra le modalità utili per la detersione dello strumentario.

4. Risciacquo e controllo degli strumenti

Al termine del ciclo a ultrasuoni estraiamo gli strumenti e procediamo con il risciacquo.

Ogni strumento viene osservato per verificare che non siano presenti residui. Se necessario interveniamo ulteriormente sulle superfici utilizzando gli strumenti dedicati alla pulizia.

Questo controllo è importante perché la sterilizzazione non dovrebbe essere considerata un modo per compensare una pulizia incompleta: lo strumento deve arrivare correttamente deterso all’autoclave.

5. Asciugatura

Prima di procedere con il confezionamento, gli strumenti vengono accuratamente asciugati.

Anche questo può sembrare un passaggio secondario, ma non lo è. Il confezionamento deve rimanere integro e nelle condizioni appropriate per poter proteggere lo strumento una volta terminato il ciclo. Solo quando gli strumenti sono asciutti passiamo quindi all’imbustamento.

Perché gli strumenti vengono imbustati prima di entrare in autoclave?

Una volta preparati, gli strumenti vengono inseriti nelle apposite buste per sterilizzazione.

La confezione ha una funzione importante: permette il passaggio dell’agente sterilizzante durante il ciclo e, successivamente, crea una barriera che consente allo strumento di essere conservato protetto fino al momento del suo utilizzo, a condizione che la busta rimanga integra.

Dopo aver inserito lo strumentario, utilizziamo una sigillatrice per chiudere correttamente le confezioni. Le raccomandazioni per la sterilizzazione degli strumenti odontoiatrici prevedono che, dopo la pulizia e l’asciugatura, gli strumenti destinati alla sterilizzazione a calore vengano confezionati o inseriti nei sistemi di contenimento appropriati.

Tracciabilità: perché ogni confezione viene identificata?

Una parte particolarmente importante del nostro protocollo riguarda la tracciabilità della sterilizzazione. Sulle confezioni applichiamo un’etichetta contenente le informazioni necessarie a ricostruire il processo. Tra queste sono presenti il numero del ciclo dell’autoclave e la data di scadenza prevista dal nostro protocollo, oltre agli elementi utilizzati internamente per identificare e controllare il processo.

Superata la data indicata, la confezione non viene più considerata utilizzabile secondo le condizioni di sterilità previste dal nostro sistema e lo strumento deve essere nuovamente ricondizionato prima dell’utilizzo.

La tracciabilità permette quindi di collegare lo strumento confezionato al processo attraverso il quale è stato sterilizzato.

È un principio importante anche nelle buone pratiche internazionali: la documentazione del ciclo, del carico, della data e dell’apparecchiatura utilizzata permette infatti di risalire agli strumenti interessati qualora venga rilevata un’anomalia.

Nel nostro sistema la filiera è tracciabile dalla sterilizzazione fino all’operatore che ha effettuato i controlli, come descritto anche nella pagina dedicata alla sterilizzazione del nostro sito.

Che cosa succede prima di inserire gli strumenti nell’autoclave?

Le confezioni vengono sistemate negli appositi vassoi e preparate per il ciclo.

Utilizziamo gli indicatori previsti dal nostro sistema di controllo, che permettono di verificare l’esposizione alle condizioni previste durante la sterilizzazione.

Il vassoio viene quindi inserito nell’autoclave e viene avviato il ciclo previsto per il tipo di carico.

 

Perché utilizziamo un’autoclave di classe B?

Nel nostro studio utilizziamo una autoclave di classe B per la sterilizzazione dello strumentario. Le piccole sterilizzatrici a vapore utilizzate anche in odontoiatria sono disciplinate dalla UNI EN 13060:2025, norma che definisce requisiti prestazionali e metodi di prova delle apparecchiature e dei relativi cicli di sterilizzazione. La versione 2025 ha sostituito la precedente edizione del 2019. Il principio alla base dell’autoclave è la sterilizzazione attraverso vapore sotto condizioni controllate di temperatura, pressione e tempo.

Le autoclavi con cicli di tipo B sono progettate per poter trattare diverse tipologie di carico compatibili con la sterilizzazione a vapore, compresi strumenti confezionati e dispositivi con caratteristiche più complesse.

Il ciclo utilizzato deve comunque essere sempre coerente con il dispositivo trattato e con le indicazioni previste per apparecchiatura e strumentario.

Come controlliamo il risultato del ciclo?

La sterilizzazione non termina semplicemente quando l’autoclave completa il programma.

Quando estraiamo i vassoi controlliamo anche gli indicatori chimici presenti sulle confezioni. Nel nostro protocollo è immediatamente visibile un cambiamento di colore: la parte dell’indicatore che inizialmente presenta una determinata colorazione, al termine del ciclo deve aver effettuato il viraggio previsto.

Questo ci consente di distinguere visivamente le confezioni che sono state sottoposte al processo. È però importante spiegare correttamente che cosa significa questo controllo.

Un indicatore chimico conferma che la confezione è stata esposta alle condizioni alle quali l’indicatore è progettato per reagire. Il solo cambiamento di colore non deve essere interpretato, isolatamente, come una prova assoluta della sterilità del contenuto.

Il controllo della sterilizzazione si basa infatti sull’insieme delle verifiche previste dal protocollo. Le indicazioni internazionali distinguono controlli meccanici, chimici e biologici, ciascuno con una funzione specifica.

È proprio l’insieme di procedure, controlli e registrazioni a rendere il processo verificabile.

Cosa succede agli strumenti dopo la sterilizzazione?

Una volta terminato il ciclo e completati i controlli, gli strumenti rimangono protetti all’interno delle loro confezioni.

Vengono quindi conservati nelle aree previste fino al momento in cui saranno necessari per una nuova procedura clinica.

Prima dell’utilizzo viene verificata anche l’integrità della confezione. Una busta danneggiata, perforata o non correttamente conservata non offre più le condizioni necessarie per considerare protetto il contenuto e lo strumento deve essere nuovamente sottoposto al processo previsto.

Le buone pratiche raccomandano infatti di controllare le confezioni prima dell’apertura e di ricondizionare nuovamente gli strumenti quando l’involucro risulta compromesso.

La sterilizzazione riguarda soltanto l’autoclave?

L’autoclave è una parte essenziale del sistema, ma la sicurezza dipende dall’intero percorso dello strumento.

Nel nostro protocollo significa prestare attenzione a ogni passaggio:

  1. raccolta e trasporto;
  2. decontaminazione;
  3. trattamento a ultrasuoni;
  4. risciacquo e verifica;
  5. asciugatura;
  6. imbustamento e sigillatura;
  7. identificazione e tracciabilità;
  8. sterilizzazione in autoclave;
  9. controllo del ciclo;
  10. corretta conservazione.

È la successione di queste attività, eseguite secondo il protocollo, che permette allo strumento di tornare disponibile per l’attività clinica.

Non solo strumenti: la sicurezza riguarda anche gli ambienti

La sterilizzazione dello strumentario rappresenta una delle procedure più importanti, ma il controllo delle contaminazioni all’interno di uno studio odontoiatrico non si esaurisce con l’autoclave.

Durante una normale attività clinica anche le superfici presenti intorno alla poltrona possono entrare in contatto con le mani degli operatori, con strumenti o con aerosol e goccioline prodotti durante alcune procedure.

Per questo, accanto al protocollo di sterilizzazione degli strumenti, dedichiamo particolare attenzione anche alla pulizia e alla disinfezione degli ambienti operativi e delle superfici cliniche.

Maniglie, comandi del riunito, lampada, piani di lavoro e tutte le superfici frequentemente utilizzate durante il trattamento richiedono procedure specifiche tra un paziente e il successivo.

È importante distinguere i termini: in questo caso non parliamo propriamente di “sterilizzazione del locale”, ma di pulizia, disinfezione e prevenzione delle contaminazioni ambientali. La sterilizzazione è invece il trattamento applicato agli strumenti e ai dispositivi che, per caratteristiche e utilizzo, devono essere sottoposti a questo processo.

Le indicazioni internazionali per il controllo delle infezioni negli studi odontoiatrici sottolineano proprio questa distinzione e raccomandano particolare attenzione alle cosiddette superfici di contatto clinico, cioè quelle maggiormente esposte durante l’attività sul paziente.

Anche aria e acqua fanno parte dell’ambiente dello studio

Quando si parla di igiene in uno studio odontoiatrico c’è poi un aspetto meno immediatamente visibile: la qualità dell’ambiente nel suo complesso.

Nel nostro studio anche l’aria e l’acqua vengono filtrate.

La filtrazione dell’aria contribuisce alla gestione della qualità dell’ambiente nel quale lavorano ogni giorno pazienti e operatori, mentre il trattamento dell’acqua assume una particolare importanza in odontoiatria, dove l’acqua viene utilizzata quotidianamente attraverso diverse apparecchiature e sistemi collegati all’attività clinica.

Sono elementi differenti rispetto alla sterilizzazione dello strumentario, ma fanno parte dello stesso principio organizzativo: intervenire sui diversi possibili punti di contaminazione attraverso procedure e sistemi specifici.

Un sistema che coinvolge strumenti, superfici e ambiente

Il protocollo di sterilizzazione degli strumenti rimane quindi solo la parte più visibile di un sistema più ampio.

Da una parte c’è una filiera estremamente precisa: decontaminazione, trattamento a ultrasuoni, risciacquo e controllo, asciugatura, imbustamento, tracciabilità, sterilizzazione in autoclave e verifica finale.

Dall’altra ci sono le procedure dedicate alla pulizia e disinfezione delle superfici cliniche, insieme alla filtrazione dell’aria e dell’acqua dello studio.

Anche la nostra sala di sterilizzazione è stata progettata in questa logica. È un ambiente dedicato e può essere osservato dai pazienti attraverso un apposito vetro protettivo, rendendo visibile una parte del lavoro che normalmente avviene lontano dalla poltrona.

A questo si aggiunge il nostro sistema di gestione della qualità, per il quale nel 2026 abbiamo ottenuto la certificazione ISO 9001:2015.

La certificazione ISO non certifica il singolo ciclo di sterilizzazione, ma riguarda il modo in cui vengono organizzati e controllati i processi dello studio. Procedure definite, responsabilità, documentazione, controlli e miglioramento continuo sono principi che ritroviamo anche nella gestione quotidiana della sterilizzazione.

L’obiettivo è considerare la sicurezza non come il risultato di una singola apparecchiatura o di una singola operazione, ma come il risultato di più procedure che lavorano insieme: sugli strumenti, sulle superfici e sull’ambiente in cui vengono effettuate le cure.

 

Articolo redatto con la supervisione di Odontoiatrica Dottori Val a Santa Lucia di Piave

 

Odontoiatrica Dottori Val
Via Distrettuale 145, Santa Lucia di Piave (TV)

Direttore Sanitario: Dott. Giorgio Val, Medico Chirurgo Odontoiatra, Albo dei Medici di Treviso n. 3759 e Albo degli Odontoiatri di Treviso n. 125. Autorizzazione Sanitaria n. 8273.

 

 

FAQ

Qual è il protocollo di sterilizzazione per uno studio dentistico?

Un protocollo di sterilizzazione comprende diverse operazioni consecutive che preparano gli strumenti al trattamento in autoclave e ne consentono la successiva conservazione.

Nel nostro studio il percorso comprende decontaminazione, pulizia a ultrasuoni, risciacquo e controllo, asciugatura, imbustamento e sigillatura, tracciabilità, sterilizzazione in autoclave e verifica finale del processo.

La sterilizzazione in autoclave rappresenta quindi una fase di un percorso più ampio.

Quali sono le fasi della sterilizzazione degli strumenti dentistici?

Le fasi possono essere raggruppate in modi differenti, ma il ricondizionamento dello strumentario comprende generalmente una prima fase di decontaminazione e pulizia, seguita da risciacquo, controllo e asciugatura.

Gli strumenti vengono quindi confezionati, identificati, sterilizzati attraverso un ciclo appropriato e successivamente controllati e conservati.

La corretta preparazione prima dell’autoclave è fondamentale perché eventuali residui presenti sugli strumenti possono interferire con il successivo processo.

Come si sterilizzano gli strumenti dentistici?

Gli strumenti riutilizzabili compatibili con questo trattamento vengono prima decontaminati e accuratamente puliti.

Dopo il risciacquo, il controllo e l’asciugatura vengono inseriti in apposite confezioni, sigillati e successivamente sterilizzati attraverso un ciclo in autoclave adeguato alla tipologia di dispositivo.

Nel nostro studio utilizziamo un’autoclave di classe B e il processo è associato a procedure di controllo e tracciabilità.

Come si può sapere se gli strumenti del dentista sono stati sterilizzati?

Gli strumenti sterilizzati vengono normalmente conservati all’interno di confezioni sigillate, sulle quali possono essere presenti indicatori e informazioni che permettono di collegare la confezione al relativo processo di sterilizzazione.

Gli indicatori chimici cambiano aspetto quando vengono esposti alle condizioni per le quali sono stati progettati. Il loro viraggio è uno degli elementi di controllo, ma non rappresenta da solo la prova della sterilità del contenuto.

Il processo viene infatti verificato attraverso differenti sistemi di monitoraggio e controllo.

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